Secondo i dati del 6 agosto 2026 dell’Associazione europea delle pompe di calore (EHPA), nel 2025 sono state vendute 2,9 milioni di pompe di calore residenziali in 21 paesi europei – il 13% in più rispetto al 2024. L’inversione ha chiuso due anni di calo: la domanda generata dall’esplosione dei prezzi del gas nel 2022 si era esaurita nel 2023 e 2024, con prezzi dell’energia più moderati e incentivi ridotti in vari Stati membri. La crescita attuale è alimentata dalla riduzione del carico fiscale sull’elettricità, dall’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili e dai nuovi prezzi elevati del gas.
La sostituzione degli impianti di riscaldamento accelera, dunque – e con essa si diffonde un errore di progettazione sistemico: la pompa di calore collocata dietro un involucro invariato. Questa analisi esamina perché l’ordine degli interventi determini il risultato dell’investimento e quale spazio abbia l’isolamento a strato sottile.
Il riscaldamento assorbe gran parte dell’energia domestica – in Ungheria in modo prevalente dal gas naturale
I dati descrivono il lato della domanda, non le apparecchiature: mostrano quanto pesi il riscaldamento nel bilancio energetico domestico e quale combustibile sostituisca la pompa di calore. Questa analisi non confronta tipi di pompe di calore, ma esamina a quale livello di temperatura debba lavorare l’apparecchiatura – una questione, infatti, non impiantistica ma di fisica dell’edificio.
Il coefficiente di prestazione dipende dalle dispersioni, non dall’apparecchiatura
La pompa di calore non produce calore, lo trasporta: porta il calore ambientale alla temperatura dell’impianto di riscaldamento. Il coefficiente di prestazione (COP) dipende quindi dalla differenza di temperatura tra la sorgente e il lato di emissione: più è grande, minore è il COP.
La temperatura della sorgente è data: quella dell’aria esterna dipende dal tempo, quella del terreno o dell’acqua di falda dalla geologia locale. Quella sul lato di emissione, invece, non è un dato ma un risultato: è la temperatura di mandata, che deriva dalla dispersione di progetto dell’edificio e dalla superficie di emissione installata.
Con una data superficie di emissione, più alta è la dispersione, più alta deve essere la temperatura di mandata per ottenere la stessa temperatura interna. In un edificio non isolato o scarsamente isolato la dispersione di progetto è elevata e i radiatori sono dimensionati per la caldaia: il sistema deve di norma lavorare a 55–70 °C. Le pompe di calore, invece, rendono al meglio con una mandata intorno ai 35 °C.
Secondo la regola empirica della pratica progettuale, oltre i 55 °C ogni grado in più di temperatura di mandata sottrae circa il 2–2,5% al coefficiente di prestazione. Non è un valore fissato da una norma, ma rende bene l’ordine di grandezza. La stessa apparecchiatura, nello stesso edificio, offre quindi un coefficiente di prestazione stagionale (SCOP) del tutto diverso a seconda del livello di temperatura a cui deve lavorare.

Dove si perde il risparmio atteso
Un basso coefficiente di prestazione non è una mera caratteristica tecnica, ma un costo di esercizio diretto. Nella maggior parte degli Stati membri il carico fiscale e tariffario sull’elettricità è ben superiore a quello del gas, e solo un coefficiente elevato può compensare la differenza. Per questo il piano d’azione per l’elettrificazione della Commissione ha fissato, per le famiglie, un rapporto di prezzo elettricità–gas di 2,5 entro il 2030.
Finché il prezzo dell’elettricità è un multiplo di quello del gas, il costo di riscaldamento di una pompa di calore con mandata a 55–65 °C può raggiungere, o superare, quello della caldaia a gas sostituita: qui il coefficiente non compensa la differenza di prezzo.
La seconda conseguenza riguarda il dimensionamento. Con dispersioni invariate la potenza termica di progetto resta elevata: apparecchiatura più grande, investimento più alto, rumore più forte. Ai carichi parziali si aggiungono avviamenti e arresti più frequenti, che peggiorano il rendimento stagionale. Il numero delle unità in cascata spesso non dipende dalle dimensioni dell’edificio, ma dal mancato intervento sull’involucro.
A questo punto si usa parlare di «delusione da pompa di calore». L’errore, però, di solito non è nell’apparecchiatura: la pompa di calore serve esattamente il livello di temperatura che l’edificio le richiede. E questo livello di temperatura è prescritto dallo stato termico dell’involucro edilizio.

L’ordine progettuale corretto: prima l’involucro, poi la sostituzione del generatore
In un edificio nuovo la questione non si pone, perché involucro e impianti si progettano insieme: buone strutture termiche danno una piccola dispersione di progetto, l’emettitore di grande superficie – di norma a pavimento – lavora a bassa temperatura di mandata e l’apparecchiatura può essere di piccola potenza. In un edificio esistente lo stesso ordine è una decisione, e determina il ritorno dell’investimento.
La fisica è la stessa, ma in senso inverso: se le dispersioni dell’edificio calano, la stessa temperatura interna si ottiene con una mandata più bassa. Nessun altro intervento incide sul coefficiente di prestazione stagionale in questa misura, e cala anche la potenza della macchina – con risparmio sui costi di esercizio e sull’investimento. Gli emettitori restano invariati; si abbassa solo la loro temperatura di esercizio.
Dove l’isolamento esterno a pannelli è realizzabile, è anche la soluzione tecnica corretta per la riqualificazione con pompa di calore. Lo strato più spesso riduce di più le dispersioni e quindi la temperatura di mandata; un rivestimento a strato sottile non lo sostituisce. La questione si pone dove il sistema a pannelli non è applicabile: facciate articolate o tutelate, edificazione a cortina continua, dove il ponteggio incontra limiti sull’area pubblica, ed edifici abitati, dove l’interruzione dell’uso non è sostenibile. In questa parte del patrimonio la riqualificazione dell’involucro oggi di norma non avviene, e la pompa di calore viene installata subito dopo.
Per questo caso offre una soluzione GWR NANO INSULATION®. Lo spessore a secco di 1 mm non modifica le modanature della facciata né la luce delle aperture; l’applicazione è a spruzzo airless, su edifici di altezza ridotta e media di norma senza ponteggi, e l’edificio può restare abitato durante i lavori. La sua prestazione termica è documentata dal rapporto di supervisione esterna di TÜV SÜD n. 3229268: nella prova comparativa sul campo di Dunabogdány – misura eseguita dal laboratorio di prova e di taratura di MEOLIT Kft. nel gennaio e nel febbraio 2021, su tre case sperimentali di struttura identica – il consumo per il riscaldamento della casa trattata è risultato inferiore del 43% rispetto a quella non isolata e del 9,5% rispetto a quella con 10 cm di EPS. Il comportamento igrometrico va valutato a parte: il rivestimento resta permeabile al vapore (sd = 0,40 m, classe V2), perciò non impedisce alla parete di asciugare verso l’esterno.
L’ambito del rapporto va precisato: non considera la propria misura sul campo una procedura standardizzata internazionale. Più importante è un ulteriore limite: non ci sono dati di misura sull’effetto del rivestimento sulla temperatura di mandata o sul coefficiente di prestazione della pompa di calore. L’argomentazione precedente si fonda quindi sulle relazioni fisiche del sistema – la riduzione misurata del fabbisogno di riscaldamento è la grandezza che sposta la mandata verso il basso –, ma non se ne può ricavare un miglioramento numerico del COP.
Conclusioni ingegneristiche
Dalla progettazione di una riqualificazione con pompa di calore si ricavano tre conclusioni consecutive per il progettista e per il committente.
- A livello di sistema: il coefficiente di prestazione non si legge sulla scheda tecnica dell’apparecchiatura, ma dal livello di temperatura che l’edificio richiede. Prima di scegliere l’apparecchiatura occorre chiarire a quale temperatura di mandata funzionerà il sistema dopo l’intervento.
- A livello economico: finché il carico fiscale e tariffario sull’elettricità supera quello del gas, il vantaggio di esercizio compare solo con un coefficiente elevato. Dietro un involucro invariato anche l’investimento è più alto, perché serve una macchina più potente.
- A livello di fisica dell’edificio: dove l’isolamento a pannelli è realizzabile, riduce di più le dispersioni. Dove per ragioni geometriche, di tutela o di esercizio non è applicabile, l’isolamento a strato sottile, senza interventi strutturali, è l’unica soluzione per abbassare la temperatura prima di sostituire il generatore.
La pompa di calore può essere l’elemento più efficiente dell’impianto – ma solo alla temperatura che l’edificio consente. Il primo passo dell’investimento non è dunque scegliere l’apparecchiatura, ma stabilire fin dove si possa abbassare la temperatura di mandata.
Sull’evoluzione degli obblighi UE in materia di prestazione energetica degli edifici e sul divieto di incentivare le caldaie fossili v. il nostro articolo sulla procedura EPBD. Il quadro europeo della riqualificazione e i suoi nessi con la politica climatica sono nell’analisi sulla spesa climatica dell’RRF, gli effetti energetici del versante del raffrescamento estivo nell’articolo sulla siccità idrologica dell’Unione europea. Delle realizzazioni nazionali e internazionali si può leggere di più nella pagina Referenze.
GWR NANO INSULATION® è distribuito in Ungheria e nella regione dell’Europa centro-orientale da Summotive® (Summa Technologiae Kft.). I rapporti TÜV SÜD, la dichiarazione di prestazione e le schede tecniche sono disponibili su richiesta.
