Nell’estate 2026 sono usciti due importanti studi sulla circolazione meridionale di rovesciamento atlantica (AMOC), la circolazione oceanica che porta acqua superficiale calda a nord e acqua profonda fredda a sud. Su Science Advances (si apre in una nuova scheda), a giugno, Oliver Mehling e colleghi hanno inserito nel modello EC-Earth3 anche l’acqua di fusione della Groenlandia; su Nature Climate Change (si apre in una nuova scheda), in agosto, René M. van Westen, Reyk Börner e Henk A. Dijkstra hanno studiato come la stabilità della circolazione dipenda dalla velocità del riscaldamento globale.
Insieme i due risultati offrono un quadro sfumato. L’indebolimento dell’AMOC è misurato e modellizzato, ma gli scenari di un collasso in pochi anni e di temperature estreme, diffusi nel dibattito pubblico, non hanno alcun fondamento scientifico. Questa analisi esamina cosa deriva dalle conoscenze attuali per il clima europeo e per la protezione termica degli edifici.
Estremi invernali modellizzati in Europa dopo l’arresto totale dell’AMOC, con un riscaldamento globale di 2 °C
I numeri vengono da un esperimento di modellizzazione condizionale: mostrano gli estremi invernali dopo l’arresto totale della circolazione, in un clima giunto al nuovo equilibrio. Non sono previsioni né riguardano i prossimi anni. Lontano dall’oceano l’effetto si attenua: per l’Europa centrale il modello non dà valori simili.
La Corrente del Golfo non si ferma, l’AMOC sì
La Corrente del Golfo è sostenuta soprattutto dai venti sull’oceano e dalla rotazione terrestre, perciò secondo la fisica non c’è da attendersi che si fermi. Ciò che si indebolisce è l’AMOC, l’intera circolazione atlantica di rovesciamento, di cui la Corrente del Golfo è solo la corrente superficiale di bordo occidentale. Non è questione di terminologia: processi fisici diversi, conseguenze diverse.
La forza motrice dell’AMOC è la differenza di densità. Tra Groenlandia, Islanda e Mare del Labrador l’acqua superficiale salata si raffredda, diventa più densa e affonda, scorrendo verso sud; l’acqua calda che la sostituisce porta calore all’Europa nord-occidentale. Fusione e precipitazioni addolciscono la superficie: l’acqua meno salata affonda meno, perciò la formazione di acqua profonda diminuisce.

Cosa mostrano le misure e i modelli
Dal 2004 la corrente è monitorata a 26,5° N dalla rete RAPID; la portata media è di circa 17 sverdrup, cioè 17 milioni di metri cubi al secondo. Da ricostruzioni, Levke Caesar e colleghi nel 2021, su Nature Geoscience (si apre in una nuova scheda), hanno concluso che l’AMOC è oggi nello stato più debole dell’ultimo millennio. Secondo il sesto rapporto IPCC un ulteriore indebolimento nel XXI secolo è molto probabile, mentre un collasso improvviso prima del 2100 non è atteso, con confidenza media.
L’intervallo delle stime temporali è ampio. L’analisi di Peter e Susanne Ditlevsen (2023) su Nature Communications (si apre in una nuova scheda) colloca il punto di svolta tra il 2025 e il 2095, con valore centrale al 2057. Nel 2025 Sybren Drijfhout e colleghi, su Environmental Research Letters (si apre in una nuova scheda), con i modelli CMIP6 prevedono il collasso della convezione profonda invernale nel Nord Atlantico subpolare a metà secolo, ma l’arresto del rovesciamento solo dopo il 2100. Nel 2026 Mehling e colleghi mostrano che l’acqua di fusione della Groenlandia indebolisce la corrente di un altro 10% circa entro il 2100, ma senza collasso improvviso nemmeno entro il 2300.
Il lavoro di van Westen, Börner e Dijkstra (2026) introduce un aspetto nuovo: la stabilità dipende non solo dall’entità del riscaldamento, ma anche dalla sua velocità. Con riscaldamento lento la circolazione è rimasta stabile oltre i 5 °C; al ritmo rapido attuale è collassata a circa 2 °C di riscaldamento globale. Il ritmo critico è di circa 0,3 °C per decennio, e il mondo vi si avvicina. Ridurre le emissioni incide quindi non solo sull’entità del riscaldamento, ma anche sul rischio per la circolazione.

Europa centrale: calo termico minore
L’esperimento di van Westen e colleghi (2025) ha esaminato quale clima si formerebbe dopo l’arresto totale, con 2 °C di riscaldamento globale. A Oslo sono risultati estremi invernali intorno a −48 °C, a Edimburgo −29,7 °C, a Londra −19,3 °C, con estati appena più fresche delle attuali. L’effetto è più forte vicino all’Atlantico e si attenua verso l’interno; per l’Ungheria nessun modello dà estremi simili. Per confronto: record di freddo ungherese −35,0 °C (Görömbölytapolca, 16 febbraio 1940), di caldo 42,0 °C (Szécsény, 30 giugno 2026).
Per l’Europa centrale la conseguenza è soprattutto una maggiore oscillazione stagionale. Secondo uno studio del 2025 su Hydrology and Earth System Sciences (si apre in una nuova scheda), una circolazione arrestata riduce le precipitazioni in tutta Europa e, con il riscaldamento, aumenta il rischio di siccità stagionale. Già nel 2016 Aurélie Duchez e colleghi avevano mostrato che le anomalie fredde del Nord Atlantico possono rafforzare le ondate di calore europee attraverso il blocco atmosferico. L’ampiezza stagionale può così crescere in entrambe le direzioni: inverni più freddi, estati più secche e roventi.
Cosa significa per il patrimonio edilizio
Le temperature esterne di progetto e il calcolo delle dispersioni si basano sui dati climatici del passato. Una maggiore oscillazione stagionale significa che gli edifici devono affrontare insieme un picco di riscaldamento più alto negli episodi invernali più freddi e un maggior fabbisogno di raffrescamento nelle ondate di calore. Entrambi i carichi gravano sullo stesso sistema energetico: il picco invernale su rete del gas e pompe di calore, quello estivo sulla climatizzazione.
Il rischio sistemico dipende dal picco di fabbisogno, non dalla media annua. In un episodio invernale più freddo la potenza richiesta per il riscaldamento balza in alto – proprio quando le pompe di calore rendono meno. La protezione termica dell’involucro è quindi un fattore non solo di efficienza, ma di sicurezza dell’approvvigionamento: ogni dispersione ridotta attenua anche il carico di punta e dà una riserva per i periodi estremi.
Il posto di GWR NANO INSULATION® – e i limiti dei dati
Per il versante invernale GWR NANO INSULATION® ha dati di misura ottenuti sotto supervisione esterna. Secondo il rapporto di supervisione esterna di TÜV SÜD n. 3229268, nella prova comparativa sul campo di Dunabogdány – misura di MEOLIT Kft. nel gennaio e febbraio 2021 su tre case sperimentali identiche – la casa trattata ha consumato per il riscaldamento il 43% in meno della casa non isolata e il 9,5% in meno di quella con 10 cm di EPS, con le stesse condizioni meteorologiche.
L’intervallo di temperatura di esercizio dichiarato va da −60 °C a +260 °C, e copre anche i minimi invernali europei più estremi del modello. Il rivestimento resta permeabile al vapore (sd = 0,40 m, classe V2), perciò non impedisce alla parete di asciugare verso l’esterno – importante dal punto di vista igrometrico negli inverni più freddi, con maggiori differenze di temperatura. Per l’estate non c’è una misura indipendente equivalente a quella invernale, perciò non riportiamo un valore percentuale estivo.
L’applicazione è a spruzzo airless, su edifici di altezza ridotta e media di norma senza ponteggi, e l’edificio può restare abitato durante i lavori. Ciò permette di migliorare la protezione termica di edifici a facciata articolata, vincolati o in linea, dove l’isolamento esterno a pannelli non è realizzabile. Dove il sistema a pannelli è applicabile, offre una riduzione delle dispersioni maggiore e meglio documentata. Il rapporto non ritiene la propria misura sul campo una procedura standardizzata internazionale.
Conclusioni ingegneristiche
Dallo stato attuale della ricerca sull’AMOC si ricavano tre conclusioni consecutive per la progettazione del patrimonio edilizio.
- A livello climatico: l’indebolimento della circolazione di rovesciamento è misurato e modellizzato, ma graduale; un collasso in pochi anni non ha base scientifica. Il rischio dipende anche dalla velocità del riscaldamento, perciò ridurre le emissioni lo attenua direttamente.
- A livello progettuale: in Europa centrale la conseguenza principale è l’aumento dell’oscillazione stagionale. Le temperature esterne di progetto e il fabbisogno di punta vanno quindi adeguati al clima futuro, non a quello passato, sia sul versante invernale sia su quello estivo.
- A livello di fisica dell’edificio: migliorare la protezione termica riduce sia il picco di fabbisogno di riscaldamento sia il carico del sistema energetico. Per GWR NANO INSULATION® sono disponibili misure eseguite nella stagione di riscaldamento, e ci atteniamo al loro ambito.
Il futuro dell’AMOC è oggi incerto, ma la preparazione del patrimonio edilizio no: gli edifici riqualificati oggi serviranno per decenni il clima del futuro, con una maggiore oscillazione stagionale.
Sul carico termico del super El Niño 2026 si veda la nostra analisi ENSO, sulla mortalità legata al caldo il nostro articolo. Il nesso acqua–energia–calore è nell’articolo sulla siccità, l’ordine degli interventi con la pompa di calore qui. Sulle nostre realizzazioni, dalle abitazioni ai capannoni industriali, v. la pagina Referenze.
GWR NANO INSULATION® è distribuito in Ungheria e nella regione dell’Europa centro-orientale da Summotive® (Summa Technologiae Kft.). I rapporti TÜV SÜD, la dichiarazione di prestazione e le schede tecniche sono disponibili su richiesta.
